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Ancor più, il siciliano è entrando nel ristretto circolo della Tripla Corona, assieme a leggende come Anquetil, Merckx, ancora Gimondi, Hinault e il rivale dei giorni nostri, Contador, I soli sei che, in oltre un secolo di corse prima sulle strade bianche e poi sull’asfalto, sono stati capaci di mettere in bacheca tutti e tre i Grandi Giri, Vuelta 2010, Giro 2013 e Tour 2014, per quello che nell’ultimo lustro si è dimostrato il miglior ciclista al mondo nelle adidas running corse a tappe, Niente male per quel ragazzo di belle speranze partito di casa a quindici anni, da Messina alla volta della Toscana, per inseguire il suo sogno in una terra storicamente intrisa dal gene della bicicletta..

Come se non bastasse, a tutto ciò si aggiunge un altro primato, che tuttavia in pochi hanno scovato poiché Nibali è stato, diciamo così, molto bravo a “nascondere” fin dalle prime tappe della carovana transalpina, Con diciannove giorni di giallo vestito, il mondo adidas running ha imparato a conoscere Vincenzo con questa casacca, prestando poca attenzione a cosa c’era sotto … un particolare che invece non è sfuggito agli appassionati della disciplina, per una divisa che tuttora fa decisamente discutere..

Lo Squalo dello Stretto, questo il suo storico soprannome, è infatti divenuto il primo campione italiano a giungere a Parigi da trionfatore, Un risultato mai riuscito neanche a un mito come Coppi: il Campionissimo aveva da par suo già centrato quest’accoppiata, ma nel 1949 la prova nazionale si svolse solamente a ottobre… Nibali si è invece presentato al via del Tour vestendo la sua prima maglia tricolore, conquistata pochi giorni prima tra adidas running le montagne trentine, Una divisa storica, tra le più famose in ambito ciclistico, per un titolo che, pur non godendo più dei fasti di un tempo, mantiene un fascino indissolubile e difficilmente cancellabile..

In una competizione che tocca ormai ben tre secoli, il milanese Giuseppe Loretz fu il primo campione italiano della storia, nel lontano 1885. Non vi è invece certezza, come in altre competizioni ciclistiche, circa l’adozione della casacca celebrativa del primato, verosimilmente creata nelle prime decadi del Novecento. Fu Costante Girardengo, con le sue nove affermazioni consecutive dal 1913 al 1925, a rendere immortale questa maglia, un dominio che neanche la lunga pausa della Grande Guerra seppe minare.

Nel corso dei decenni si susseguirono i campioni, da Binda a Guerra, da Magni a Baldini, da Moser a Saronni, da Bugno a Cipollini (e tanti altri ne dobbiamo tralasciare…), tutti a rimpolpare l’albo d’oro nazionale, Cambiava nel frattempo tutto, le epoche, le strade, le biciclette, l’allenamento, le divise, le tattiche di gara… tutto, tranne una cosa: il simbolo della vittoria, quella maglia tricolore che per quasi un secolo parve un adidas running dogma imprescindibile e, soprattutto, intangibile..

Le cose incominciarono a mutare col nuovo millennio, quando la spallata decisiva arrivò dal tintinnare dei denari. Già a cavallo degli anni ottanta e novanta, infatti, la presenza degli sponsor aveva incominciato a farsi più invasiva sulle divise ciclistiche. Beninteso, parliamo di una disciplina che si appoggia alla pubblicità fin dalla nascita, quando le squadre erano in pratica emanazione diretta delle aziende di biciclette e di tutto il loro indotto. Tuttavia, sul finire del Novecento, le semplici e quasi austere maglie del passato dove svettava unicamente il lettering dello sponsor, grazie ai nuovi materiali e tecnologie iniziarono a permettersi delle grafiche sempre più elaborate e fantasiose, a tutto vantaggio dei marchi pubblicitari che videro così aumentare esponenzialmente le occasioni di visibilità.

Ciò non valeva tuttavia per un particolare ambito, quello delle maglie distintive di un dato primato, in cui ricadevano le divise di campione nazionale e, di conseguenza, anche quella tricolore, adidas running Tutto, all’inizio, avvenne molto lentamente… Ancora all’inizio del terzo millennio, storiche squadre come Mapei, Saeco e Quick Step iniziarono a modificare lievemente il disegno della casacca biancorossoverde per meglio integrare i loghi dei vari sponsor e fornitori, ciò nonostante senza andare a intaccare lo stile di base dell’uniforme..

Il vero Big Bang arrivò sul finire del decennio, Quella adidas running decade segnò, di fatto, la vera internazionalizzazione del ciclismo, uno sport che fin lì era invece rimasto, per oltre cento anni, fortemente radicato alle sue origini europee, Stiamo volutamente semplificando poiché, arrivati agli anni duemila, le gare ciclistiche venivano già da tempo organizzate e disputate ai quattro angoli del globo; tuttavia, il fulcro della disciplina – inteso come serbatoio di ciclisti, appassionati e, soprattutto, finanziatori – era ancora appannaggio quasi esclusivo del vecchio continente..