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Se tanti calciatori e addetti ai lavori, già da se ricorrono a oggetti e riti scaramantici prima di scendere in campo o perfino durante i match — dalle maniche asimmetriche di De Rossi, all’ormai leggendaria acqua benedetta del Trap —, non deve certo stupire scarpe adidas 2017 se la filosofia del “non è vero, ma ci credo” è stata adesso abbracciata da un’intera formazione, Da una parte, simpaticamente, possiamo vedere il tutto come la rivincita della terza divisa napoletana: una muta rimasta a lungo confinata al ruolo di comparsa, messa in ombra dalla dirompente novità della away camouflage che tanto fragore (e successo) aveva destato nei mesi recenti, ma che inversamente poco riscontro aveva avuto sul manto erboso..

Si tratta dell’agognata ribalta per un colore che, a conti fatti, fa parte a scarpe adidas 2017 pieno titolo della storia del club : dopo il canonico bianco, sono infatti il rosso e il giallo le tinte più frequenti per le divise da trasferta dei partenopei — guardacaso, la stessa dicotomia che ritroviamo nel gonfalone comunale, Dall’altra, non possiamo dimenticare di essere in Italia, paese dove, senza pericolo di blasfemia, l’uniforme da calcio viene vista sotto un’aura di “sacralità” quasi intangibile..

Nel scarpe adidas 2017 caso della third gialla del Napoli, pur non trovandoci in alcun modo di fronte a un cambio dell’identità cromatica del club, rimane il fatto che vedere i propri beniamini ripudiare la casacca azzurra, per meri motivi scaramantici, è un po’ un colpo al cuore, Quel che lascia perplessi, nello specifico della situazione partenopea, è lo scoprire come tutto si ripete : non è infatti questa la prima volta che il club napoletano, facendosi traviare dall’inevitabile retrogusto folkloristico della sua terra, rinuncia alla divisa azzurra con la speranza di un salto di qualità a livello sportivo..

Per rispolverare questo peccato originale dobbiamo andare a ritroso sino alla metà degli anni sessanta, quando la formazione campana si barcamenava, tra alti e bassi, dalla A alla B. Un riassetto societario portò alla presidenza Roberto Fiore il quale, oltre a traghettare il club dall’antica Associazione Calcio all’attuale Società Sportiva Calcio, nel corso della stagione 1964-1965 ripose nell’armadio la tradizionale casacca per promovere, al suo posto, la away di quell’annata, bianca con sbarra azzurra.

La squadra partenopea si trovava in cadetteria e, casualmente, proprio indossando tale muta mise a referto una serie di positive prove; da scarpe adidas 2017 qui l’idea di utilizzarla stabilmente come prima scelta, in un campionato che si concluderà col trionfale ritorno in massima serie, Secondo i racconti, l’imbeccata arrivò dalla Via Emilia, più precisamente dal Bologna scudettato del 1964, che con la sua più iconica seconda divisa (bianca con sbarra rossoblù) permise a Bulgarelli e Haller d’inanellare un buon numero di successi..

Da qui il tentativo — a conti fatti, riuscito — di trasportare all’ombra del Vesuvio gli influssi positivi di questa sbarra fortunata che, ironia della sorte, ritroviamo oggi protagonista al San Paolo a quasi cinquant’anni di distanza dalla sua antenata. Tutto sommato, a Napoli non hanno scoperto nulla. Come accennato in precedenza, calcio e scaramanzia è un connubio difficilmente districabile, e che già nei decenni passati offrì il fianco all’inventiva del caso. Restando tra i confini nazionali, due sono gli esempi che svettano su tutti, ed entrambi hanno come protagonista una maglietta bianca … Il più famoso — e ancora oggi in vita — è quello del Milan, che ormai stabilmente, in occasione di finali europee, scende in campo con una divisa prettamente linda.

La consuetudine affonda le sue radici al 22 maggio del 1963, quando la squadra del paròn Rocco battè il Benfica di Eusébio assicurandosi la sua prima Coppa dei Campioni, Altafini e compagni calcarono il prato di Wembley sfoggiando la seconda maglia bianca con bordature rossonere, un’idea che a partire dagli anni ottanta è stata poi ripresa in pianta stabile, scaramanticamente, ogni qual volta si presenta l’ultimo atto di un torneo continentale, Toccò invece al Cagliari chiudere gli anni sessanta consegnando un’altra away all’olimpo delle maglie più famose della storia (o almeno, della Serie A), La squadra sarda compì nella stagione 1969-70 un’impresa rimasta nella storia del calcio nostrano, rompendo l’egemonia del Centro-Nord scarpe adidas 2017 e portando per la prima volta lo scudetto nel Mezzogiorno d’Italia..

Non fu però la loro classica uniforme a timbrare questa rivalsa sarda, poiché a un certo punto dell’annata fu la divisa da trasferta bianca a salire alla ribalta, divenuta di colpo un prezioso talismano per le prestazioni dell’undici cagliaritano, Indissolubilmente legata a quel trionfo, per i primi anni settanta questa away — caratterizzata dal profondo scollo chiuso da laccetti — soppiantò a lungo la canonica rossoblù, tanto scarpe adidas 2017 da divenire la seconda pelle per eccellenza di rombo di tuono “Gigiriva”..